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L'alluvione del fiume Magra ad Aulla: storia di un recupero archivistico

La situazione
 
L'esondazione del Magra ad Aulla si verificava inaspettatamente nel tardo pomeriggio del 25 ottobre 2011. La mattina del 26 ottobre a segnalare alla Soprintendenza Archivistica la gravità dei danni subìti dall'Archivio comunale era Francesca Frugoni, nostra collaboratrice in loco. La Soprintendenza si attivava così prendendo subito contatto con la Protezione Civile nazionale e locale, con i Carabinieri, con i Vigili del Fuoco e con la Prefettura di Massa-Carrara per riuscire a fare un quadro della situazione; risultava invece impossibile entrare in contatto con gli uffici comunali, le cui linee telefoniche, come tutte quelle della zona, non funzionavano.
 
Si recava il giorno dopo ad Aulla, appositamente incaricato dalla Soprintendenza, Maurizio Munda, funzionario dell'Archivio di Stato di Massa e nostro collaboratore. Questi, coordinandosi con Francesca Frugoni, Paola Cervia e con alcuni volontari locali, forniva un quadro della situazione, che appariva estremamente critica: l'acqua e il fango avevano violentemente invaso i locali del piano terreno del Palazzo comunale dove erano collocati la biblioteca comunale e, in stanze contigue chiuse, l'archivio storico comunale, una parte dell'archivio di deposito e l'antico archivio notarile.
 
Mentre la biblioteca era stata completamente travolta e distrutta, per quanto riguardava i documenti archivistici la violenza dell'inondazione era stata parzialmente smorzata dalle porte che, resistendo all'urto, avevano consentito all'acqua di alzarsi a poco a poco senza abbattere gli scaffali. Ad una prima valutazione il materiale bagnato risultava avere la consistenza di circa 177 metri lineari, mentre quello asciutto di circa 146.
 
Iniziavano subito le prime operazioni di recupero consistenti nell'evacuazione, da questi locali, dei documenti dell'Archivio storico comunale e dell'Archivio notarile, complesso documentario assai noto e studiato dagli storici per la sua antichità e consistenza, con documenti a partire dal XV secolo e con oltre 1500 imbreviature notarili. Dal 28 ottobre partecipavano con continuità alle operazioni di recupero anche la direttrice della Sezione di Archivio di Stato di Pontremoli, Graziella Matteoni, la responsabile amministrativa dello stesso istituto, Roberta Longinotti, Enrica Federici della Biblioteca Statale di Pisa, nonché numerosi volontari, come gli studenti delle scuole medie e superiori di Aulla insieme alle insegnanti Paleari e Schiasselloni, gruppi scout e gruppi giovanili della Lunigiana e della Versilia apuana.
 
Il 31 ottobre si scopriva che la maggior parte dell'archivio comunale di deposito si trovava in un ampio locale sotterraneo, dove era stato trasportato nel 2002, locale che era stato interamente inondato da una copiosa massa d'acqua e di fango arrivata in velocità che aveva rovesciato gli scaffali gli uni sugli altri, disperdendone il contenuto nel fango. Si trattava di circa 500 metri lineari di scaffali sui quali si trovavano circa 4000 faldoni.
 
Per consentire l'accesso a questi locali da parte del personale addetto al recupero si rendeva necessaria una lunga opera di messa in sicurezza da parte dei Vigili del fuoco per rimuovere materiali pericolanti e creare un passaggio su cui poter camminare. Dal 1° novembre iniziava il lavoro di estrazione delle carte, grazie al servizio prestato con continuità dai paracadutisti della Brigata Folgore e da numerose associazioni di volontariato che fornivano anche energia elettrica tramite un gruppo elettrogeno. Il lavoro di estrazione terminava il 6 novembre.
 
 
Gli interventi
 
Per il recupero del materiale cartaceo in condizioni di forte bagnatura si può agire in due modi. Una soluzione, che fu usata dopo l'alluvione del 1966 a Firenze, consiste nell'asciugare i documenti cospargendoli di segatura addizionata con un funghicida, quindi interfogliarli con carta assorbente da cambiare più volte, infine asciugarli con essiccatoi in ventilazione di aria calda o fredda: procedura di basso costo, che utilizza tecnologie e strumentazioni elementari.
 
La seconda procedura, più moderna e ormai testata in più occasioni, consiste nel surgelare i documenti e nell'estrarne l'umidità tramite liofilizzatori: si ottengono così pezzi perfettamente asciutti dai quali le tracce di fango possono poi essere eliminate con semplice spazzolatura. Per questa operazione occorrono tecnologie più avanzate e manodopera specializzata, ma i risultati sono ottimali.
 
Ad Aulla, in una prima fase si è pensato di intervenire sul materiale che aveva subìto minori danni con le metodologie del primo tipo. Abbiamo cominciato a trasportare i documenti in un locale asciutto e arieggiato completando la quasi totale estrazione del Notarile la sera del 26 ottobre, e il giorno successivo abbiamo ricercato una disponibilità immediata di carta assorbente che la ditta Europaper di Monzone ci ha fornito gratuitamente, in poche ore, nella misura di 5-6 quintali.
 
Per il materiale maggiormente danneggiato abbiamo deciso, in accordo con Gisella Guasti e Alessandro Sidoti del Laboratorio di restauro della Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze che hanno fin dall'inizio seguito le operazioni, di procedere invece alla surgelazione: la ditta Bofrost ci ha messo a disposizione gratuitamente le proprie celle frigorifere presenti in Toscana e in provincia di La Spezia per un periodo limitato ma sufficiente a trovare una sistemazione alternativa. I documenti bagnati dovevano essere riconosciuti, elencati, inseriti in sacchetti di polietilene recanti l'indicazione del contenuto e trasportati nei vari centri Bofrost. In questa fase particolarmente preziosa è stata la collaborazione volontaria della restauratrice Elisa Battilla.
 
Tra venerdì 28 e sabato 29 sono state portate nella cella Bofrost di Prato 577 buste contenenti volumi del Notarile, mentre altre 252 sono state portate presso la cella di Arcola (SP). Il 31 ottobre venivano inviate 120 buste dell'archivio storico comunale (atti del Catasto) al surgelatore Bofrost di Pisa, mentre altre 21 buste e 2 registri venivano inviati alla Biblioteca nazionale per iniziare i trattamenti; il 2 novembre cominciavano gli invii del materiale dell'archivio comunale: 152 buste a Barberino Val d'Elsa, 103 buste a Prato, da cui 265 buste del Notarile venivano portate nel surgelatore della Nazionale di Firenze; 143 buste ad Arezzo. I trasferimenti di documenti venivano effettuati con il furgone di un volontario locale, Mirco Tognoni, accreditato presso la Protezione civile.
 
La documentazione asciutta dell'Archivio notarile veniva invece trasportata, dal 28 ottobre in poi, alla sezione di Archivio di Stato di Pontremoli, mentre una parte di quella umida dell'archivio comunale veniva in un primo momento trasferita presso la dismessa stazione ferroviaria di Aulla e successivamente a Serricciolo, nei locali del circolo culturale “Fantoni”, individuati grazie all'interessamento dell'assessore alla cultura del Comune di Aulla Alessandra Colombo. La procedura si rendeva necessaria per mettere in sicurezza i documenti e per evitare che, permanendo in locali fortemente umidi, si potessero sviluppare muffe anche sulla documentazione non toccata dall'acqua. Il principale fattore di danneggiamento della carta è infatti costituito dalle infestazioni di muffe, che si sviluppano quando l'umidità dei supporti supera un certo valore.
 
Per quanto riguarda i documenti dell'archivio comunale di deposito estratti dal locale sotterraneo, fin dai primi momenti ci si è resi conto che questi non erano mai stati soggetti a operazioni di selezione routinarie che permettono, col passare degli anni, l'eliminazione di documentazione la cui conservazione è superflua. Si decideva pertanto di intervenire, dopo l'estrazione e prima dell'avvio al congelamento, con operazioni di selezione. I documenti venivano quindi trasportati nei locali dove prima si trovava l'archivio e la biblioteca, esaminati e selezionati dai funzionari della Soprintendenza, sempre coadiuvati dalla preziosa opera dei volontari.
 
Per poter effettuare celermente questo delicato lavoro, che richiede una competenza professionale specifica, la Soprintendenza aveva diramato una richiesta di aiuto a tutti gli archivisti attraverso un appello pubblicato sulla lista di discussione “Archivi 23”. In molti rispondevano, prestando generosamente la loro opera, soggiornando anche per alcuni giorni ad Aulla presso i locali messi a disposizione dal parroco, don Giovanni Perini.
 
Le operazioni di scarto e imbustamento dei materiali dell'archivio comunale di deposito si protraevano fino a sabato 12 novembre e portavano all'imbustamento di 2745 unità, mentre altre 1282 unità venivano avviate allo scarto.
 
Intanto si otteneva, anche grazie all'interessamento della Regione Toscana e in particolare dell'Assessore Cristina Scaletti, la disponibilità della società Mercafir di Firenze e del suo Presidente Angelo Falchetti, a conservare il materiale nelle proprie celle frigorifere, in attesa di poterlo trattare presso impianti di liofilizzazione. I successivi invii venivano quindi fatti verso questa struttura, anche grazie alla disponibilità della Cooperativa Fiorentina Trasporti che metteva a disposizione gratuitamente il proprio personale e i propri mezzi.Tra martedì 8 e giovedì 17 novembre le buste così preparate venivano trasportate alla Mercafir, che metteva a disposizione ben due celle frigorifere per un totale di circa 52 metri cubi di materiale surgelato.
 
Alcune unità, non completamente bagnate e aventi un condizionamento particolare che non ne consentiva l'imbustamento (per es. schedari con documenti di piccolo formato), venivano trasferite in un locale sicuro nella frazione di Serricciolo, dove sono state asciugate con metodologie tradizionali.
 
La Soprintendenza Archivistica è intervenuta anche in due altri archivi aullesi rimasti danneggiati dall'acqua: presso il Distretto sanitario di Aulla, interamente sommerso e in parte recuperato e imbustato in attesa della surgelazione; e la sede della Coldiretti, dove sono stati danneggiati circa 18 metri lineari di documenti recenti.